Capo Verde all’Eurovision 2022 🇨🇻🇨🇻🇨🇻

Eurovision 2022 🇨🇻🇨🇻🇨🇻🇨🇻

Capo Verde all’Eurovision 2022. Nonostante le isole dell’arcipelago di Capo Verde siano lontane dall’Europa “partecipa” con due bellissime voci: Sherol dos Santos e la cantautrice Maro.

Con “The Sound of Beauty”, Sherol dos Santos apre il 66esimo Eurovision Song Contest.

Sherol dos Santos

La cantautrice Maro, dal Portogallo con origini capoverdiane, con il suo brano “Saudade, Saudade”.

Maro

L’Eurovision si svolgerà dal 10 al 14 maggio 2022 presso il PalaOlimpico di Torino, in Italia.

Giornata della donna Capoverdiana 🧍🏽‍♀️🇨🇻🇨🇻🇨🇻

Il 27 marzo si celebra la giornata della donna capoverdiana. Negli anni precedenti abbiamo fatto dei video con le donne capoverdiane, l’anno scorso scrissi una poesia e quest’anno ho deciso di chiedere ai capoverdiani, sia donne sia uomini, a Capo Verde e nella diaspora “Chi è la donna capoverdiana?”.
Con la mia grande sorpresa molti hanno aderito a quest’iniziativa. Riporto qui le loro parole.
Buona lettura e VIVA LA DONNA CAPOVERDIANA!!!

La donna capoverdiana, disegno Frammenti di una Capoverdiana

Il 27 marzo si celebra la giornata della donna capoverdiana. Negli anni precedenti abbiamo fatto dei video con le donne capoverdiane, l’anno scorso scrissi una poesia e quest’anno ho deciso di chiedere ai capoverdiani, sia donne sia uomini, a Capo Verde e nella diaspora “Chi è la donna capoverdiana?”.

Con la mia grande sorpresa molti hanno aderito a quest’iniziativa. Riporto qui le loro parole.

Buona lettura e VIVA LA DONNA CAPOVERDIANA!!!

La donna capoverdiana secondo lei stessa:

“La donna capoverdiana è una guerriera, sempre con il sorriso e ha una grande voglia di libertà”. Magali (Italia-Genova)

“Una donna combattiva, tenace allo stesso tempo frizzante, energica, solare, laboriosa e dinamica. Queste sono le caratteristiche che amo nelle donne capoverdiane. E mi ci sento forse un pochino. La donna capoverdiana è legata alla sua terra, alle sue origini e alla sua famiglia, con valori e principi saldi”. Euridce (Italia- Roma)

“Nel mio caso ho avuto fortuna di essere nata a Capo Verde, di aver vissuto la mia infanzia lì e vedere mia nonna e altre donne della mia famiglia lottare per ciò che volevano. La donna capoverdiana cade e si rialza. Con tanto di carattere, è una donna che sa cosa vuol dire sacrifici, sa cosa vuol dire Rinunciare e ama ciò che ha avuto ed ha. Una donna forte, guerriera, testarda (fa sempre di testa sua, non ascolta mai), buona e tenace”. Nilza (Italia-Genova)

“La donna capoverdiana è dottoressa, infermiera, insegnante, scienziata, artista, cuoca, atleta, madre e sorella. E’ una donna potente, bella, intelligente e conquista tutti e tutto”. Djenifer (USA- New Bedford)

“Non posso comprendere fino in fondo cosa voglia dire essere una donna capoverdiana, essendo nata e cresciuta in Italia. Sicuramente le caratteristiche di una donna capoverdiana, per quello che ho visto, sono di una donna forte che spesso lotta per la vita facendo anche scelte difficili. Le più fortunate hanno l’appoggio della famiglia, altre non lo hanno. Auguro a tutte le donne di Capo Verde di scoprire la loro bellezza interiore e di avere sempre cura e rispetto per se stesse”. Ornella (Italia- Genova)

“La donna capoverdiana è madre, moglie, figlia, sorella. Può essere chi vuole (avvocatessa, deputato…). Donna che si adatta al cambiamento, competente e che svolge un ruolo importante nella nostra società. La sua principale caratteristica è la sua forza”. Julia (Cabo Verde- Ilha do Sal)

“La donna capoverdiana è una donna molto orgogliosa, cocciuta e combattente. Con capacità, inventiva (ognuna a modo suo) e non si abbatte mai. Sono molto orgogliosa di essere capoverdiana, sono nata e cresciuta da una donna capoverdiana che ha cresciuto ben sei figlie”. Zilda (Italia- Genova)

“Chi è la donna capoverdiana? Geneticamente è una donna mista, africana e europea, credo che abbia preso da queste due parti. In primo luogo, è una donna bella perché ha questa diversità genetica. Una donna guerriera, forte e di famiglia. Corre dietro ai suoi obbiettivi sia professionalmente che nella vita privata. Nel mondo ci sono tantissime donne capoverdiane che si distinguono a livello intellettuale, scientifico, artistico e non solo. E’ una donna che ha una forte inclinazione per la perseveranza e per la lotta. Ha una bellezza singolare, puoi trovare tutti i tipi di aspetto, dalla pelle cioccolato fino alla pelle chiara con gli occhi verdi e i suoi capelli ricci. La donna capoverdiana è una referenza in tutto il mondo perché veniamo da un paese piccolo ma allo stesso tempo con un livello di cultura e di ricchezza genetica molto grande. La donna capoverdiana è l’orgoglio del suo popolo e della sua cultura. La donna capoverdiana ama aiutare gli altri. Nella mia testa ho quella della donna che si alza al mattino, prepara i suoi figli e che prende la conca per andare a prendere l’acqua nei luoghi lontani (ancora ci sono dei luoghi a Capo Verde che accade). Donna spesso sola, senza marito o compagno, che lotta per sé e per i figli”. Jessica (Olanda- Rotterdam)

“Essere donna capoverdiana vuol dire: matriarcato, coraggio e forza. Una donna con determinazione, capacità e autonomia”. Lucy (Italia-Genova)

“La donna capoverdiana è una delle donne più coraggiosa e guerriera che io abbia mai incontrato. Questo lato deriva delle sue radici africane e della gente delle isole. Donna perfetta nelle sue imperfezione”. Gaelle (Capo Verde- isola di Sal)

“Per me la donna capoverdiana è una donna forte, il pilare della famiglia capoverdiana, esotica e intelligente”. Jennifer (Spagna)

“La donna capoverdiana sono io, forte, guerriera, indipendente, combattiva, madre ed imprenditrice. Posso essere dove voglio. La donna capoverdiana è l’orgoglio della nostra terra. E’ una regina, una bellezza celestiale, brilla e madre”. Joanicia (Francia- Parigi)

“La donna capoverdiana è il pilastro dell’umanità. Ha la forza, lotta e ci mette l’impegno in qualunque cosa faccia”. Suzy (Italia- Firenze)

“Per me la donna capoverdiana è la sua forza”. Filomena (Italia- Genova)

“La donna capoverdiana è una del mondo, in qualunque situazione si trovi si sentirà sempre libera. E’ una guerriera e lavoratrice sofferente”. Beatriz (Capo Verde- isola di Sal)

“La donna capoverdiana è forte, coraggiosa, indipendente, bellissima e intelligente”. Fatinha (Italia- Genova)

“La donna capoverdiana, nonostante tutte le difficoltà ha imparato a lottare per i suoi figli e per la sua famiglia. Donna che non ha paura di lavorare e neanche di vivere da sola o di crescere i figli da sola. E’ donna di carattere forte. Le sue caratteristiche sono: guerriera, madre/padre, forte, lavoratrice, protettrice, resiliente e amorevole ”. Jany (Capo Verde- isola di Sal)

“ La donna capoverdiana è una donna che lotta con determinazione e abbraccia la vita con passione. Perde con classe e vince con audacia, perché il mondo appartiene alle donne che osano”. Veronica (Italia-Genova)

“Donna naturale di queste isole di Morabeza. Si è sempre mostrata forte e resiliente di fronte ai vari contesti”. Nadilza (Capo Verde- isola di Boavista)

La donna capoverdiana secondo gli uomini capoverdiani:

L a donna capoverdiana è poesia”

Paulo (Capo Verde- isola di Sal)

“La donna capoverdiana è il pilastro principale della società e della cultura capoverdiana. È garante dell’unità familiare e della funzionalità a Capo Verde. È depositaria del substrato culturale del paese, sin dai tempi della formazione di questo popolo; Ha preservato e sviluppato le principali manifestazioni culturali come la musica e la danza (batuque), la cucina, le idee africane, sintetizzando le culture africane ed europee; Lei porta l’anima di questo popolo. La donna capoverdiana è sia madre che padre. È una guerriera, combattente, generosa e bella”. Emanuel (Capo Verde- isola di Sao Vicente)

“La donna capoverdiana è una guerriera che lotta sempre, che fa dei sacrifici per se stessa e per gli altri. Allo stesso tempo affettuosa e amorosa”. Fradilson (Italia- Roma)

“La donna capoverdiana è una mescolanza di razze. Anticamente era sottomessa, ora è indipendente”. Fernando (Italia- Genova)

“La nostra donna capoverdiana è madre e padre in molti casi. Rappresenta il simbolo della forza, coraggio, umiltà, bellezza, amore e resilienza del popolo capoverdiano. Buona giornata alle nostre regine e principesse capoverdiane”. Paulo (Capo Verde- isola di Sal).

“La donna capoverdiana è una donna mista di cultura, valori e tradizione, riflesso della storia capoverdiana. Bella donna, combattente, ambiziosa, affascinante, carismatica, madre, sorella, amica, compagna e avventuriera”. Luis (USA)

“Donna guerriera che lotta per i suoi diritti, madre e padre instancabile”. Eurico (Cabo Verde- Isola di Boavista)

“La donna capoverdiana è africana di origine ma con molti tratti europei. Una donna lavoratrice, curiosa e simpatica”. Tony (Italia-Genova)

“La donna capoverdiana per me è la vera regina africana, il nostro orgoglio. E’ una madre-guerriera, moglie- meravigliosa, donna con artigli e che dà il suo massimo per la sua casa e famiglia”. Ay (Capo Verde- isola di Sal)

“La donna capoverdiana è la forza della natura, bella, tenace e una guerriera che non si arrende alle difficoltà della nostra condizione dell’arcipelago. La donna capoverdiana è un’ispirazione e la forza che completa e completa noi (uomini) per andare avanti (e lo vedo in mia madre, nelle mie nonne, in mia moglie e nelle mie sorelle)”. Jeff (Capo Verde- isola di Santiago)

“Viva le nostre donne capoverdiane! Il contributo che hanno dato è di fondamentale importanza per lo sviluppo armonioso della società capoverdiana che tutti noi aspiriamo; cioè una società più civile, più giusta e più socialmente inclusiva. E le donne sono preponderanti in questa lotta per raggiungere l’uguaglianza di genere e il rispetto reciproco. La donna capoverdiana è sempre stata una pietra fondamentale e insostituibile nella costruzione della nostra società: è lei il motore, il fulcro dello sviluppo a tutti i livelli”. Hipolito (Italia- Firenze)

Per ultimo, un messaggio inviato da Ay T-Cla-2 Delgado, pubblicato nel 2016

“Donna capoverdiana → Unica al mondo! Si alza ogni giorno e va a lottare per la vita, per i suoi sogni, per la famiglia e per i figli e nonostante tutti questi sacrifici ritorna a casa sfilando e conquistando i cuori. Una donna guerriera, di fibra, ha carisma, ha fascino e seduzione, ha artigli e poteri che lei stessa non conosce. E nei momenti giusti si rivela potente, completamente irresistibile e altamente resistente alle sfide della vita. Io sono un fan di queste creole e non vi scambierei per nessun’altra nazionalità nhas “tchuskinhas”, Ay ê dod na bsot 🙂 Buona festa della donna capoverdiana a tutte le nostre regine e principesse”.

Viva a Mulher Cabo-Verdiana!

Ringrazio a tutti per aver contribuito a quest’iniziativa!

Agradeço a todos por terem partecipado a esta iniciativa!

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Podcast: Le mie utopie

Un podcast su #spotify e #Anchor, tratto dal mio articolo pubblicato il 23 febbraio 2020:

#anchorframmentidiunacapoverdiana

Amilcar Cabral: una leggenda della liberazione Africana

Amilcar Cabral: una leggenda della liberazione africana.
Su BBC: Storia dei testimoni

La lotta africana contro il colonialismo portoghese e non solo.

“ABBIAMO UN CUORE, UNA MENTE E UNA STORIA”.

AMILCAR CABRAL

Amilcar Cabral

BBC: storia dei testimoni, Amilcar Cabral

https://www.bbc.co.uk/programmes/w3ct1x7l

https://www.publico.pt/2020/03/07/mundo/noticia/amilcar-cabral-segundo-maior-lider-mundial-bbc-1906813

Secondo la BBC, Amilcar Cabral è stato il secondo più grande leader mondiale davanti a Winston Churchill e tanti altri.

Vedi:

BBC world histories magazine

https://www.historyextra.com/magazine/who-greatest-leader-world-history/

“Cabral represented many of those important characteristics most sought after in a great leader. He was a man of the people, one who shared their concerns and who had faith in their ability to be the agents of change and the makers of history. He recognised that the problems faced by Portuguese Guinea and Cape Verde, the suffering caused as a result of Portugal’s oppressive colonial rule, had to be taken up for solution. Moreover, he recognised that it was only the people themselves who could solve these problems, that truly they were their own liberators. The great absence of leaders of his type in Africa, and in other continents, today only serve to make his life and work even more inspiring.”

Hakim Adi

“Cabral rappresentò molte di quelle caratteristiche importanti più ricercate in un grande leader. Era un uomo del popolo, uno che condivideva le loro preoccupazioni e che credeva nella loro capacità di essere gli agenti del cambiamento e gli artefici della storia. Riconobbe che i problemi affrontati dalla Guinea portoghese e da Capo Verde, le sofferenze causate dall’opprimente dominio coloniale del Portogallo, dovevano essere risolti. Inoltre, riconobbe che solo le persone stesse potevano risolvere questi problemi, che erano veramente i loro stessi liberatori. La grande assenza di leader del suo genere in Africa, e in altri continenti, oggi serve solo a rendere la sua vita e il suo lavoro ancora più stimolanti.”

Hakim Adi

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Guarda Cabeça! La notte del settimo giorno: il neonato e la strega

Leggende, tradizioni, paesaggi e sogni: storie di fantasmi e storie di streghe.
Guarda Cabeça! La notte del settimo giorno: il neonato e la strega.

Leggende, tradizioni, paesaggi e sogni: storie di fantasmi e storie di streghe

Premessa:

Ci sono racconti e tradizioni a Capo Verde che fanno parte della nostra identità culturale. Purtroppo oggi iniziano a scomparire con la modernizzazione e con la scoperta sempre di più del mondo tecnologico.

La notte del settimo giorno: il neonato e la strega

La prima settimana del neonato è cruciale per la sua sopravvivenza, soprattutto nella notte del settimo giorno. Quella notte il neonato doveva essere protetto e vi erano prese tutte le precauzioni: sale e aglio. Era la notte dove le streghe mangiavano i neonati. As bruxas (le streghe) quando sentivano l’odore del neonato diventavano frenetiche, affamate e cattive.

Il giorno della nascita del bambino/a era buon costume lanciare del sale sul tetto della casa, così si allontanavano le streghe. Era consuetudine chiamare una “Curandera” per effettuare il rituale, infatti dopo il travaglio lei andava in casa del neonato.

Appena entrava in casa iniziava a pregare, controllava ogni angolo della casa, nessun spiffero ci doveva essere, poiché le streghe potevano passare attraverso essi. La curandera buttava il sale e l’aglio intorno e sui tetti della casa, sempre pregando e sempre vigile ( le streghe volano senza pelle e il sale era un ottimo rimedio). La curandera faceva sette giri intorno alla casa.

Come sappiamo, il gatto nero sin dai tempi antichi è un compagno fedele delle streghe (così dicono e raccontano). Dunque, appena si avvicinava un gatto alla casa o si sentiva un miagolio, subito i presenti iniziavano a pregare, scongiuri e volavano manciate di sale qua e là.

Con il pollice chiuso tra le quattro dita puntato verso il gatto, la curandera iniziava: “Passa via, sfiga sinistra, torcia fantoccio, sterco di gatto nero”* oppure “ Sfiga mancina, Spagna beldroega**, testa verso il mare e coda per terra…”.

Povero gatto! Nel caso fosse preso, riceveva tante di quelle bastonate fino alla sua morte. Bastonavano sia il gatto che la sua ombra.

La notte del settimo giorno nessuno dormiva, tutti rimanevano intorno alla culla del neonato fino all’alba. Durante la veglia e per aiutare i presenti a non addormentarsi vi erano cibo, musica e bevande.

Il giorno successivo se tra i presenti uno di loro si fosse ammalato o fosse morto, allora era una strega. Se in uno delle orecchie del neonato vi presentasse un piccolo foro, la strega l’aveva “assaggiato” o “mangiato”.

Dicono che sono stata “mangiata” da una strega e forse ho una gamba più corta dall’altra, ma questo è un altro racconto.

*L’Isola Fantastica di Germano Almeida.

** Beldroega: pedigree o portulaca oleracea

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Roberto Duarte Silva, il chimico di Santo Antão

Roberto Duarte Silva

Roberto Duarte Silva nacque il 25 febbraio del 1837 a Ribeira Grande, Santo Antão. Figlio di Francisco José Duarte e Matilde da Silva Feijòo. Il suo bisnonno, Joao da Silva Feijòo, originario di Rio de Janeiro, fu segretario del Governo di Capo Verde, un naturalista e sicuramente gli trasmesse la passione per la scienza e per la ricerca.

Roberto Duarte Silva fu un noto chimico capoverdiano, specializzò nella chimica organica. All’età di dieci anni iniziò a lavorare come apprendista nella farmacia di Almeida Rhino a Ribeira Grande. Suo padre morì quando aveva solo quattordici anni, una perdita che gli causò grande dolore e frustrazione.

All’età di diciassette anni partì per Lisbona grazie all’aiuto del suo dottore di lavoro, Almeida Rhino. A Lisbona lavorò alla farmacia Azevedo e studiò sotto la guida del farmaceutico Joao de Sousa Teles.

Il 21 marzo del 1857 si diplomò come farmacista nella Scuola Medico Chirurgica a Lisbona. Nello stesso anno sua madre morì a causa dell’epidemia di colerà che colpì duramente quell’anno l’arcipelago.

Roberto Duarte Silva dedicò tutta la sua vita alla scienza, visse anche a Macao, ad Hong-Kong e a Parigi.

Ad Hong Kong aprì la sua prima farmacia. Dopo la guerra della Crimea, alla fine del 1850, fu inviata una spedizione congiunta franco-britannica e Silva fu nominato fornitore ufficiale del corpo di spedizione francese. Dopo questa esperienza, nel 1862, si trasferì a Parigi.

Nel 1863 iniziò a frequentare le lezioni di AdolpheWurtz, Henri Sainte-Claire Deville, Marcelin Berthelot e Jerome Balard. Con una licenza in fisica, divenne uno studente di ricerca di Wurtz e nel 1867 pubblicò il suo primo articolo “Amylamines”:

La ricerca iniziale di Silva fu dedicata soprattutto alla preparazione di amilamina (o amilammina). Seguendo la procedura di Wurtz, decompose “cyanate et cyanurate de amyle” con idrossido di potassio, ottenendo così una miscela di tre ammine. Secondo Friedel, il biografo più affidabile di Silva, prima del lavoro del chimico capoverdiano la produzione di ammine secondarie e terziarie in questa particolare reazione era sfuggita alle osservazioni dei chimici.

Dal 1882 fino alla sua morte insegnò chimica analitica all’Ecole des Mines de Paris (ora si chiama Mines Paris Tech), all’Ecole Centrale des Arts e Manufactures (Ecole centrale de Paris) e all’Ecole Superieure de physique et de chimie industrial de la ville de Paris.

Fu professore di chimica di Charles Lepierre.

A Duarte Silva fu conferito il Premio Jecker (Prix Jecker) dall’Accademia delle scienze francese nel 1885. Nel 1887 divenne presidente della Société Chimique de France.

Nonostante la distanza che gli separava dalla sua terra madre non dimenticò le sue origini. Otto giorni prima di morire scrisse una lettera al suo unico fratello, il suo desiderio fu di avere una proprietà nella sua amata isola: “… volevo avere alberi di arancio, alcuni alberi di caffè, molti banani, ecc., che mi ricordassero una piccola parte della mia infanzia”.

Morì il 9 febbraio del 1889 a Parigi, affetto di una terribile malattia allo stomaco e al polmone sinistro.

Curiosità:

La scuola di Ribeira Grande porta il suo nome;

La banconota capoverdiana di 500 escudos è dedica a lui

A Lisbona c’è una strada a Sao Domingos de Benfica che porta il suo nome.

Bibliografia:

FRAGATA, Revista de Bordo da TACV- CABO VERDE AIRLINES- N°11-Julho 1996

4th International Conference on History of Chemistry, Communication in Chemestry in Europe across Borders and across Generations, 3-7 September 2003 Budapest, Hungary

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Un’intervista anonima 😎

Pedro è un giovane capoverdiano, nato nell’ isola di Boavista. È arrivato in Italia nel 2002 per raggiungere la famiglia, la madre e i suoi fratelli. Dopo due settimane dal suo arrivo iniziò ad andare a scuola.
Non ha avuto grossi problemi ad integrarsi nell’ambiente scolastico, ciò anche grazie alla lingua, perché già a Capo Verde capiva un po’ l’italiano, avendo la famiglia immigrata.
Spesso quando vediamo questi ragazzi in giro per Genova, corriamo il rischio di giudicarli ma nel frattempo vengono dimenticati dalla società. Dimenticare significa cancellare dalla nostra memoria questi ragazzi. La società di oggi li trasforma in essere invisibili, perdono la loro identità e ne acquistano altre che non gli appartengono.

Frammenti di Una Capoverdiana

Per richiesta del nostro intervistato abbiamo deciso di non pubblicare il vero nome. E’ un’intervista interessante, quindi buona lettura!😊😊😊

Pedro è un giovane capoverdiano, nato nell’ isola di Boavista. È arrivato in Italia nel 2002 per raggiungere la famiglia, la madre e i suoi fratelli. Dopo due settimane dal suo arrivo iniziò ad andare a scuola.

Non ha avuto grossi problemi ad integrarsi nell’ambiente scolastico, ciò anche grazie alla lingua, perché già a Capo Verde capiva un po’ l’italiano, avendo la famiglia immigrata.

Spesso quando vediamo questi ragazzi in giro per Genova, corriamo il rischio di giudicarli ma nel frattempo vengono dimenticati dalla società. Dimenticare significa cancellare dalla nostra memoria questi ragazzi. La società di oggi li trasforma in essere invisibili, perdono la loro identità e ne acquistano altre che non gli appartengono.

Pedro è un ragazzo sensibile verso il mondo, allegro, simpatico, pieno di ottimismo e di sogni. Dice che a volte ragiona troppo e che questo è un fattore che lo blocca nel prendere delle decisioni.

I suoi genitori sono separati: la madre vive in Italia e il padre a Capo Verde.

In Italia ha anche zie, cugini, cugine…praticamente una buona parte della sua famiglia vive qui.

Non ha finito gli studi, è arrivato fino alla terza superiore. È un ragazzo che ama scrivere, disegnare e cerca una vita serena senza troppe complicazioni. Ha sempre un sorriso stampato sulla sua faccia, a volta malinconico. È un ragazzo semplice che non ama giudicare o criticare le persone.

Conosce tre lingue: italiano, portoghese e spagnolo. Come afferma lui conosce anche “easy english” e il suo dialetto (creolo).

Più parlavo con Pedro, più me ne accorgevo che era un ragazzo pieno di principi, con tanta voglia di fare e molto educato. Seduti sul poggiolo (balcone) con vista Genova, ecco cosa mi ha raccontato il ragazzo di cuor buono e cuor di leone:

Sandy: “Pedro sono tanti anni che sei in Italia, hai mai fatto ritorno a Capo Verde?”

Pedro: “Si, dopo sette anni che ero in Italia”.

Sandy: “Da quel che so, hai lasciato la scuola prima di finirla, come mai?”

Pedro: “Ho lasciato la scuola perché volevo essere indipendente, avere i miei soldi… diciamo per motivi personali, insomma volevo lavorare”.

Sandy: “Non vorresti continuare i tuoi studi?”

Pedro: “Si, ma più che altro vorrei trovare un lavoro”.

Sandy: “Raccontaci i tuoi sogni”.

Pedro: “Mi chiedono sempre cosa voglio fare, ma non lo so di preciso. Vorrei solo poter trovare un lavoro fisso, non importa quale, guadagnare i miei soldi e forse fare una famiglia. Già che ci penso perché no, anche una bella casa a Capo Verde dove trascorre le vacanze?!!! In realtà non sono un ragazzo molto ambizioso e mi piace la semplicità”.

Sandy: “La maggior parte delle persone vorrebbero trovare un bel lavoro che realizzi i propri sogni, e tu no?”

Pedro: “Mi fai una domanda difficile… (silenzio,😴😴😴 ). Ti posso dire che mi piace disegnare, scrivere i miei pensieri. Attraverso il disegno riesco ad esprimere più facilmente i miei sentimenti, visto che le cose personali, non le racconti a tutti”.

Sandy: “Quanto all’integrazione a Genova?”

Pedro: “La lingua per me è stata un fattore di aiuto. Ne ero già a conoscenza e quindi dal momento che ho iniziato ad andare a scuola mi sono subito integrato, potevo comunicare con i miei compagni. Mi ricordo un giorno, a scuola, in cui il prof mi ha chiamato e mi ha chiesto: “Pedro ti posso chiedere una cosa?” e io Si. “Vedo che gli albanesi sono sempre con gli albanesi, italiani con italiani, sudamericani con sudamericani, marocchini con marocchini…e voi capoverdiani con gli albanesi, italiani, marocchini, quindi con tutti, giusto?” e io gli risposi: “Prof, noi non facciamo problemi sul dove siamo o da dove veniamo. L’ importante è l’educazione e il rispetto, credo. Se una persona è educata può andare ovunque e frequentare chiunque”.

Sandy: “Quindi non hai avuto grossi problemi a integrarti nella società genovese?”

Pedro: “No!”

Sandy: “Hai subito episodi di razzismo?”

Pedro: “Una volta, appena arrivato in Italia, stavo giocando calcio con i miei ex-compagni di scuola, ho avuto una discussione con uno e mi ha chiamato negro di *****. Non sapendo cosa volesse dire, quando sono arrivato a casa ho chiesto a mia madre di spiegarmi il significato di quella frase. Il giorno dopo a scuola, il mio compagno mi ha chiesto scusa. Dopo quel giorno, non ricordo altri episodi sgradevoli”.

Sandy: “Esiste il razzismo in Italia?”

Pedro: “Non è razzismo quello che vediamo oggi, è l’ignoranza o il fatto di non conoscere quello che è “diverso da te” che porta al razzismo. Ora si parla della discriminazione razziale, fra un paio di anni si parlerà della posizione sociale; ci sarà una discriminazione più forte di quello che si vede oggi”.

Sandy: “E tu sei razzista?”

Pedro: “No, mi piace conoscere il prossimo.”

Sandy: “Secondo te il modo di vestire aiuta l’integrazione?”

Pedro: “Si, non è la cosa più importante, ma mi ha aiutato. Da dove vengo, isola di Sal, ci si veste come qui. Devo confessare che mi piace mettere le magliette polo, jeans e scarpe da ginnastica (ride). Infatti, quando andavo a scuola mi vestivo così, mi aiutava a non sentirmi inferiore agli altri ed ero sempre alla moda”.

Sandy: “Problemi con la famiglia? È troppo chiederlo?”

Pedro: “Si, si, si…” (ride)

Sandy: “Vedo che il discorso sulla famiglia è abbastanza complicato e toccante. Secondo te la famiglia aiuta i giovani immigrati? Ha un ruolo fondamentale oppure no?”

Pedro: “La mia famiglia non è stata quella che speravo. Preferisco non parlarne”.

Sandy: “Cambiando argomento, quando vivevi a Capo Verde com’eri?

Pedro: “Ero libero, infatti per i problemi che ho avuto qui, ho cercato di essere libero come ero giù. Invece le cose non sono andate come le aspettavo”.

Sandy: “Cosa ne pensi di Genova?”

Pedro: “E’ una città da vivere con la famiglia e un lavoro. Offre poco ai giovani e i governi locali potrebbero fare molto di più di quello che fanno; forse nel passato ha offerto di più, ma ora poco. Riguardo all’immigrazione, Genova è la città che presenta più etnie diverse rispetto alle altre città italiane; c’è un mix di culture e tradizioni riunite in un solo posto/ città”.

Sandy: “Per i giovani stranieri cosa offre?”

Pedro: “Dipende della fortuna che hai. C’è chi cerca e chi no. Comunque, sono molto legato a Genova, ho tanti amici e conoscenti. Quando sono andato a Capo Verde in vacanza non vedevo l’ora di tornare. I miei amici e miei parenti erano qui… mi mancavano. La mentalità giù ormai faceva parte del mio passato, in qualche modo non mi sentivo più parte di essa”.

Sandy: “Pensi al futuro?”

Pedro: “Penso più al presente, il futuro lo vedo troppo lontano”.

Sandy: “La comunità capoverdiana a Genova?”

Pedro: “(Silenzio)… non esiste! Questa domanda una volta me l’ha fatta un signore senegalese che vive qui da tantissimo tempo e che frequentava sempre la nostra comunità. Mi disse: “La comunità capoverdiana di tanti anni fa era un gruppo unito, e secondo me avevano una certa eleganza nel comportarsi. Ora si è dispersa! Eravate pochi e spesso stavate con noi senegalesi. Tutti avevamo un lavoro fisso e ci vedevamo il giovedì e nel fine settimana. Dov’è finita questa bella comunità di gente elegante?”

Sandy: “Ha ragione il signore?”

Pedro: “Penso che un po’ di verità ci sia. Comunque, le persone cambiano e la gente non ha più un lavoro fisso. Ora siamo solo noi giovani e con meno possibilità di realizzarci. Mi ricordo che quando sono arrivato in Italia, tutti andavamo in chiesa alla domenica ed era un modo per ritrovarci insieme, ma ora non si fa più. I ragazzi giovani cosa vanno a fare in chiesa?!!!”

Sandy: “Senti, cosa ne pensi dei matrimoni misti?”

Pedro: “E’ la cosa migliore, fra un paio di anni saremo tutti misti. Dobbiamo solo cercare di mantenere la nostra cultura e tradizione di origine. Non sbagliare come accade sempre, tipo il mio caso.”

Sandy: “Quando morirai dove vorresti essere sepolto, qui o a Capo Verde?”

Pedro: “Non ha tanta importanza ma se dovessi scegliere, sceglierei Capo Verde. È ovvio che dove sei nato, vorresti far ritorno anche da morto per chiudere il tuo ciclo di vita. Con i costi che ci sono per trasportare una salma, ne dubito che farò il ritorno giù 🤣🤣🤣”.

Sandy: “Siamo arrivati alla fine, vuoi aggiungere qualcosa?”

Pedro: “No, ho parlato già abbastanza 😂😂😂”

Sandy: “Ti ringrazio Pedro e ti auguro una vita piena di belle cose e successi”.

Pedro: “Grazie a te per il tempo che hai perso…”

Sandy: Niente è perso, tutto va come deve andare e niente accade per caso. Ars longa, vita brevis (Arte lunga, vita breve), bisogna essere degli artisti perché la nostra vita è così breve. Dobbiamo far ritorno alla vera arte… la vita!”

Il partigiano Capoverdiano, Nicolò do Rosario.

Nicolò do Rosario

Il 4 maggio del 2015 l’Associazione Italo-Capoverdiana è stata contatta dal Signor D’Anna Silvio, volontario AVO all’Ospedale Galliera di Genova. Lui raccoglie foto delle targhe dei Partigiani caduti per liberare Italia dal Fascismo su un gruppo di Facebook (https://www.facebook.com/groups/397524347007180/).

Il signor D’Anna aveva trovato una targa quasi illeggibile all’Ospedale Galliera, angolo della via Alessandro Volta, facendo delle ricerche e contattando l’ANPI di Genova aveva scoperto che la targa era stata dedicata al partigiano Nicola Do Rosario nato a Sao Vicente, Capo Verde, il 04/09/1894, caduto in combattimento a Genova il 20/04/1945.

Ricordo quando ho letto la sua e-mail, sono rimasta molto felice e stupita da questa scoperta. Cosa ci faceva un capoverdiano a Genova in quel periodo? E come mai era un partigiano? Probabilmente perché negli anni 40 Capo Verde non era ancora una Repubblica, faceva parte del Portogallo. Forse era arrivato con qualche nave dal Portogallo al Porto di Genova?

Dopodiché abbiamo contatto l’Ambasciata della Repubblica di Capo Verde a Roma, così l’Ambasciatore all’epoca Manuel Amante do Rosario e sorpreso anche lui da questa notizia si mostrò molto interessato. Abbiamo messo in contatto il signor D’Anna con l’Ambasciata.

Successivamente è stato contatto anche il Signor Garaventa Bruno che fece una ricerca più approfondita sulla storia e vita di Nicolò do Rosario. Pubblicando poi nel tempo il libro “Storia di un uomo venuto dal mare.”.

L’Ambasciata Repubblica di Capo Verde e l’Ospedale Galliera (Ufficio Relazioni Pubbliche- URP) collaborarono insieme per il rinnovo della targa e per l’organizzazione della Cerimonia in memoria del caduto, Nicolò do Rosario.

Il 21 aprile 2016 alle ore 11 si è svolta la Cerimonia dell’inaugurazione della nuova targa.

Nota: Nella targa c’è stato un errore di dicitura, non è caduto il 20 aprile ma il 24 aprile del 1945.

La cerimonia contò con la presenza di:

Il Dott. Manuel Amante da Rosa- Ambasciatore della Repubblica di Capo Verde

Dott. Adriano Lagostena- Il Direttore Generale Ospedale Galliera

La Dott.ssa Maria Silva- Funzionaria dell’Ambasciata della Repubblica di Capo Verde

Paola Ravera- Assessore alle Manifestazioni

Per l’ANPI Genova, Arnaldo Buscaglia, membro ufficio di presidenza e della città Metropolitana di Genova

Silvio D’Anna

Bruno Garaventa

Associazione Italo-Capoverdiana rappresentato da Sandra Andrade e Doriana Brito

Fernando Frusoni (figlio del poeta italo capoverdiano Sergio Frusoni) e moglie Haydée.

Nicolò (Nicolau) do Rosario, il Partigiano Capo Verdiano

Nicolò* do Rosario è nato il 4 settembre del 1894 a Sao Vicente (in via Conselheiro Sampaio), Capo Verde. Figlio di Antonia Arcangela do Rosario. Non si ha notizie come arrivò a Genova, ma fu residente in via delle Bernardine 21/2.

Faceva parte della 863° Brigata Garibaldina SAP* “Bellucci” sotto il comando del Comandante Marollo Primiano. La mattina del 24 aprile del 1945 nelle vicinanze dell’Ospedale Galliera cadeva in combattimento, colpito da una mitraglia delle forze nemiche tedesche, lottando per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo.  

Dopo la sua morte, i suoi compagni ammirati per il suo coraggio e per la sua determinazione nel difendere la città chiesero che gli fosse concessa una medaglia d’onore (nº 9063).

Nicolò do Rosario fu seppellito nel Cimitero Monumentale di Genova, ancora oggi si può trovare la sua sepoltura presso il Campo Perenne, riservato ai Partigiani caduti per la Libertà (Tomba 21, Fila 24).

* In alcuni documenti il suo nome è scritto Nicolò, nella sua sepoltura è scritto Nicola. Essendo capoverdiano forse si chiamava Nicolau.

*Squadra Azione Partigiani

Per approfondire consiglio il libro di Bruno Garaventa “Storia di un uomo venuto dal mare”.

Buon 25 aprile a tutti!

Ramédi di Terra (Medicina Casalinga): pomata di Zolfo.

Foto (disegno) di Ponto & Virgula numero 10 e 11

Ramédi di Terra

(Medicina Casalinga)

(Tratto da: Ponto & Virgula- Revista de Intercambio Cultural, n° 10 e 11 Julho/Outubro 1984)

In ogni paese o cultura nel mondo c’è sempre stata la tradizione di curarsi con le medicine naturali, soprattutto quelle casalinghe fate dalla nonna. Così ho deciso di scriverne alcune capoverdiane. Buona lettura.

Tendo a precisare che non consiglio a nessuno di seguire o provare queste ricette, il mio “scopo” è soltanto scrivere e condividere con voi le tradizioni capoverdiane.

Ramédi ti Terra (medicina casalinga): Pomata/unguento di Zolfo

Disturbo: Cocerinha (scabbia)

La scabbia era molto comune nelle isole di Capo Verde, mi ricordo da piccola di averla presa. Era un continuo grattarsi e prudeva tantissimo. Era come avere il pidocchio, ti curavi, andavi a scuola ed ecco che si ripresentava di nuovo. Tra le tante altre cure particolari, si usava la pomata di zolfo (lasciava una puzza per giorni, ma era più efficace).

La sera, dopo la doccia, mettere la pomata sulla parte del corpo con la scabbia. Ripeterlo per tre sere consecutive.

Nota: Non consiglio a nessuno di seguire o provare queste ricette, il mio “scopo” è soltanto scrivere e condividere con voi le tradizioni capoverdiane.

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